Tennis: la superficie di gioco e il clima
La prestazione di gioco e il conseguente risultato sono influenzati da fattori interni (mentali, tattici, neuromuscolari, motivazionali, etc.) e da fattori esterni (l’ambiente, il clima, lo strumento di gioco, l’avversario e la superficie,etc.).
La superficie di gioco è certamente un fattore rilevante che può influenzare le scelte tattiche e strategiche di un giocatore impegnato in una competizione.
A livello amatoriale i tennisti non hanno l’occasione di sperimentare differenti superfici di gioco nel corso della preparazione invernale.
Chi aspira a giocare un tennis con obiettivi agonistici dovrebbe alternare sapientemente gli allenamenti sulle diverse superfici, allo scopo di essere ben preparato quando deve affrontare un torneo o una competizione a squadre, disputati su campi differenti rispetto a quelli abituali.
La terra battuta
Sulla terra il rimbalzo è irregolare, la palla è più lenta, perché subisce l’attrito dell’aria e l’umidità del terreno, e i punti si conquistano con pazienza, usando gli angoli più che la potenza.
È meglio evitare di scivolare pesantemente perché si perderebbe in termini di stabilità rischiando di non rallentare in tempo per eseguire il colpo oppure di portare l’accelerazione verso l’esterno, anziché verso l’obiettivo.
Il risultato è quello di un colpo corto e attaccabile, oltre che è molto probabile rientrare in ritardo verso la posizione neutrale, lasciando un angolo di campo molto largo.
Tuttavia non è sempre possibile evitare di scivolare, soprattutto quando si tratta di recuperare palle lontane.
Perciò è importante anche allenare la scivolata.
A tale scopo posso essere utili tutti gli esercizi che allenano a correre in avanti recuperando smorzate, oppure a giocare passanti lungolinea in corsa.
Il cemento (veloce)
Sul veloce non si può scivolare, salvo rare eccezioni.
E’ una superficie sufficientemente veloce e perciò una buona pratica richiede spostamenti rapidi dei piedi, reattività e capacità di anticipo.
A livello tattico serve un’attitudine più offensiva.
Gli scambi sono brevi, raramente si arriva a dieci scambi consecutivi ed è quindi importante trovare subito il ritmo delle esecuzioni.
Giocando sul veloce si apprende a velocizzare sia la ricerca del piazzamento del corpo rispetto alla palla,sia la preparazione e l’esecuzione.
E’ una superficie da cui si possono trarre buoni insegnamenti anche per il gioco sulla terra.
Una delle principali qualità di questo manto rispetto alla terra e all’erba è l’omogeneità della superficie, che non permette alla pallina di assumere rimbalzi imprevisti.
A causa della durezza e del pesante attrito che esercita sui piedi del tennista, in alcuni casi soggetti già predisposti e poco allenati, potrebbero soffrire di disturbi alle articolazioni degli arti inferiori.
Il sintetico
Con questo nome vengono definite numerose tipologie di manto aventi in comune la sinteticità del materiale, impiegate prevalentemente indoor.
Comunemente per sintetico si intende Greenset®o Mantoflex usato molto in Italia.
Le caratteristiche di questo manto possono variare secondo i componenti sintetici utilizzati, ma in generale si tratta di superfici più veloci della terra rossa e più lente del cemento.
Hanno caratteristiche molto simili al cemento vengono infatti categorizzate come “hard”, insieme al cemento ma risultano più elastiche, garantendo alla palla un rimbalzo leggermente più ampio e lento.
L’erba
Poco comune sul territorio italiano, l’erba è la più classica delle superfici tennistiche, formata da un piccolo manto d’erba su un durissimo strato terroso.
E’ diffusa tra i circoli più importanti e con maggiori disponibilità economiche.
È il più veloce manto tennistico tra quelli maggiormente diffusi.
La palla ha un rimbalzo molto breve e su questo fondo risultano difficili gli scambi da fondo.
Si destreggiano bene soprattutto i tennisti più agili, veloci e dal gioco prevalentemente attaccante: si gioca infatti soprattutto a rete e i punti risultano molto brevi.
Su tale superficie riveste una notevole importanza il fondamentale del servizio.
Le condizioni climatiche
Nel corso dell’anno il tennista deve imparare ad adattarsi alle differenti situazioni climatiche.
Nella stagione invernale, la pratica del tennis si svolge in strutture coperte e riscaldate, nelle regioni più fredde e all’aperto o in strutture parzialmente coperte nelle regioni più temperate.
Nel periodo estivo, l’attività si svolge quasi interamente all’aperto.
Il sole e l’umidità
Per una maggiore protezione del corpo e della pelle, soprattutto nelle ore centrali della giornata, è assolutamente indicato indossare abiti leggeri, di colore chiaro e riparare il capo con un cappello di cotone o di fibra sintetica.
E’ saggio il consiglio di indossare occhiali sportivi con lenti che proteggono l’occhio, data la sua vulnerabilità.
Nelle giornate più calde, dalle 11.00 alle 15.00 il sole batte molto forte: evitare una prolungata esposizione in queste ore centrali della giornata.
E’ importante coprirsi con un cappello e spalmare una crema solare.
Con questa protezione è possibile garantirsi una copertura per un tempo di almeno un’ora.
In caso di eccessivo sudore o di lavaggi, la crema tende a sciogliersi ed è necessario riapplicarla.
Le precauzioni protettive vanno applicate anche nei giorni nuvolosi.
Il vento
E’ molto raro ascoltare qualche tennista che ami giocare in condizioni di vento, soprattutto sulla terra battuta.
Il vento, seppure molto fastidioso, può diventare un prezioso alleato, a patto che si sappia sfruttarne le caratteristiche: quando è contrario, occorre aumentare la forza impressa alla pallina, quando è favorevole, è necessario scendere a rete o costruirsi il punto da tre quarti campo.
Quando c’è vento è meglio non mirare troppo vicino alle righe e occorre essere pronti a reagire ad improvvisi cambiamenti di traiettoria della pallina.
L’altura
La pratica di attività sportiva all’aperto a quote superiori a 1500 metri è differente rispetto all’esercizio praticato a quote prossime al livello del mare.
Prima di esercitarsi a moderate intensità, occorre osservare un breve periodo di acclimatazione, in modo da rendere più naturale il passaggio ad un’atmosfera più rarefatta.
Tra i consigli rivolti al tennista amatoriale che sfrutta la vacanza in montagna per praticare qualche ora di tennis in più o per disputare un torneo nella località di villeggiatura:
applicare una maggiore tensione alle corde. La riduzione dell’attrito rende i colpi abituali molto differenti e la normale racchetta costringerebbe un cambio di sensibilità spesso molto difficoltoso.
giocare con più topspin. La penetrazione dell’aria da parte della pallina è rallentata dalla presenza di effetti, non garantiti dai colpi piatti.
recuperare le giuste energie nel corso dell’allenamento. La maggiore rarefazione dell’aria costringe il sistema respiratorio ad aumentare la richiesta di ossigeno, scatenando fenomeni di iperventilazione che generano precoce affaticamento dei muscoli respiratori.
E’ opportuno dunque conoscere tutti gli aspetti collegati ai fattori esterni al gioco, per curare i dettagli e non improvvisare nulla.
Buona lettura a tutti i tennisti. Un saluto dal vostro trainer.

